Biografia

Fabio Pilato (1964), dopo gli studi in Economia, si avvicina all’Arte del ferro in maniera del tutto inconscia, senza mai andare a bottega da nessuno, ma traendo spunti e ispirazione dalla natura e dai suoi Maestri. Nei primi anni produce su commissione arredi e complementi per residenze ed esercizi commerciali, portando avanti una piccola azienda con dipendenti.

Rapito più dall’aspetto poetico della lavorazione del ferro, sposta i suoi interessi esclusivamente su oggetti artistici e inizia a farsi conoscere dal grande pubblico attraverso partecipazioni a manifestazioni del settore.

Fabio Pilato di profilo in una stanza buia, a torso nudo e con una pesante catena d’oro al collo, mentre rigira tra le mani un martello da fabbro.

Vince l’internazionale dei forgiatori a San Marco d’Alunzio con l’opera il Fenicottero.
Partecipa al campionato del mondo a Stia (Prov. Arezzo) realizzando in ex-tempore l’opera Dal dito opposto alla mano bionica, riscuotendo l’apprezzamento della critica e venendo pubblicato nella prestigiosa rivista internazionale specializzata “Hephaistos”.

Nell’ambito della manifestazione “La notte della Cultura” a Messina ha organizzato una performance di forgiatura con maestri forgiatori di primo livello (n.q. addetto alla comunicazione dei “Fabbri d’Arte”).
Dal coinvolgimento in un convegno all’Università di Messina, nasce l’idea per Lucida follia, opera che rappresenta il tormento dei migranti, già esposta al Palacultura di Messina in occasione dell’evento “a mare si gioca” con ospiti d’eccezione Tony Canto e Nino Frassica (Arturo Morano).

Al castello di Milazzo espone l’installazione 366, opera che porta alla sensibilizzazione del dramma dei migranti che approdano ogni giorno sulle nostre coste (“trecentosessantasei pesci che nuotano liberi senza scontrarsi con barriere né muri”, in memoria dei morti in mare il 04.10.2013 a largo di Lampedusa).

Nell’ambito della manifestazione “Il Natale degli Angeli”, cura la realizzazione della scultura intitolata Il Passaggio dell’Angelo ideata da Filippo De Mariano, su commissione del Comune di Messina, installata in via Garibaldi a Messina.

Ancora, realizza gli arredi per l’allestimento dell’isola pedonale in via dei Mille sul tema “Natale in stile Vienna” con 45 lampadari di grande formato e 96 anfore stilizzate in ferro per l’associazione Mille Vetrine.
Su commissione dei Comuni dell’isola di Salina realizza L’ombra del Postino (ideata dagli Architetti Faranna e La Spina), omaggio a Massimo Troisi quale opera commemorativa a 20 anni dalla sua scomparsa (madrina di eccezione Mariagrazia Cucinotta).

Insieme ad altri artisti, con l’Associazione Fabbri d’Arte, realizza – tra altre – l’opera Alea iacta est (il dado è tratto) esposta in una pubblica piazza a Savignano sul Rubicone.

Con l’Associazione Fabbri d’Arte, inoltre, ha realizzato – curandone personalmente i disegni ed il progetto – Mater – La Pietà di Bruto Pomodoro, esposta davanti a Palazzo Marziani nel Comune di Furnari.

Nel 2018 per il Rotary & Rotaract di Messina, è ideatore e autore (insieme all’Arch. Dario Iacono, ad oggi il suo curatore e, talvolta, co-autore) di Sir, una scultura installata a villa Quasimodo a Messina (hotel Royal).
Nel 2019 cura l’ideazione e la realizzazione del Trofeo per la Round Aeolian Race (Yacht Club Capo d’Orlando), la prima edizione della regata velica off-shore tra le isole Eolie e Capo d’Orlando.

Di recente realizza la scultura “OP” per il lungomare di Venetico marina, con l’Arch. Dario Iacono.
Viene interessato dall’Amministrazione di Malfa (Messina, isola di Salina, Eolie) per realizzare la scultura celebrativa delle “Donne di mare” sulla scorta del testo omonimo della Dott.ssa M.M. Maffei (evento da programmare in forza della presenza del Presidente della Repubblica).

La passione per il mare affiora da ragazzo, quando si giocava in riva, sul litorale messinese, spensierati e in compagnia, tra pesca, barchette di legno, sole e risate.

I pesci hanno da sempre occupato un posto fondamentale nell’immaginario dell’artista, creature degli abissi a contatto con l’essere umano, anello di congiunzione di una natura divisa tra terra e acqua.

Da quando ebbe a ritrovarsi in mezzo allo Stretto, in barca con un amico, spettatore di un branco di tonni affamati che travolsero l’imbarcazione fino quasi a ribaltarla, sono passati diversi anni.

I pesci dello Stretto lo hanno talmente fascinato al punto da sviluppare la sensibilità del Maestro a sentirne la presenza a pelo d’acqua quando non ancora manifesta alla vista. E lui adesso li chiama con nomi affettuosi.

È stato l’insorgere di una grave malattia, però, a sancire l’unione artistica-spirituale del mare con Fabio Pilato.

In un certo senso, afferma lo stesso, i pesci lo hanno salvato. Durante i primi cicli di cure li sognava, ne veniva letteralmente tormentato affinché qualcosa in lui cambiasse. Da quel momento decise di riprodurli, ma alla sua maniera: fedeli nei dettagli e nelle misure, ma in ferro. Immobili nel tempo, eterni.

L’idea del Museo del Mare si sviluppa nell’intima convinzione che lo Stretto di Messina, il nostro mare e i suoi abitanti, la culla della città, sia da scoprire, tutelare, conservare e trasmettere. A tutti.

I pesci, in una collezione attuale di una ventina di esemplari differenti “dall’infinitamente piccolo all’immensamente grande”, seguono il nobile scopo di mostrare sé stessi per dimostrare all’uomo non solo la sua esistenza in chiara contrapposizione, ma il delicato rapporto – privo del senso del male – tra specie.

Non un risvolto ambientalista, però. O, meglio, non solo questo, ma un concetto ancor più radicato e diffuso, facilmente condivisibile in ogni parte del pianeta, e che un messinese legato alle proprie origini vanta e ribadisce ogni giorno, avendolo dinnanzi agli occhi: il mare unisce le terre, il mare è di tutti.

Da questo spunto muove l’intento di realizzare un museo dei pesci con una cinquanta pezzi da “regalare” all’umanità, ovvero far sì che possano essere apprezzati da chiunque senza finire nel salotto buono di nessuno. Nonostante, infatti, in più occasioni l’artista sia stato avvicinato per vendere le proprie opere, la ferrea volontà di mirare ad un obiettivo più alto della mera commercializzazione lo ha nuovamente salvato: i pesci non sono in vendita, i pesci non si separano!

Da anni, ormai, è impegnato in questo progetto per trovare una giusta sede dove le creature possano riposare, in un’atmosfera surreale del mare in terra, come ancora sommerse nelle profondità, ed essere ammirate non solo dai cittadini ma da tutti coloro che vorranno immergersi in questa magia senza bagnarsi.
Un progetto ben più vasto di una mostra d’arte, che coinvolga biologi, storici, critici dell’arte, ecc. chiamati a collaborare al racconto del patrimonio culturale – naturale che ci circonda, inconsapevoli, da sempre.
Già in esposizione temporanea a Savignano sul Rubicone, Milazzo e in altre cinque tappe, oggi parte della collezione del Museo del Mare di Fabio Pilato vanta una mostra – gratuita – lunga un anno al Municipio di Messina (Palazzo Zanca, Piano I – con l’allestimento “Alla Corte del Mare” a cura di Dario Iacono).